Variazioni — Collezione

La superficie analogica diventa parte dell’immagine stessa,

rivelando  una forma che si rigenera e si trasforma a ogni scatto.

Variazioni #1 - 2012

Variazioni #2 - 2012

Variazioni #8 - 2012

Variazioni #7- 2012

Variazioni

 

In questa ricerca ho scelto di intervenire su un unico soggetto, lasciando che la ripetizione diventasse il linguaggio stesso del progetto. Ogni immagine nasce come una variazione, una piccola deriva che trasforma il modo di percepire ciò che, in apparenza, resta immutabile. Nel realizzare Varazioni ho voluto che nulla risultasse davvero identico: le configurazioni dello stesso soggetto immobile sono sempre diverse. È lo sguardo a generare lo scarto, la differenza, la possibilità.

L’opera diventa così un campo di mutazioni, un luogo in cui la materia del reale e la materia della stampa si sovrappongono. I graffi, le velature, i segni densi che emergono dalla superficie non sono semplici interferenze, ma elementi che partecipano alla costruzione dell’immagine. Sono tracce che rimandano alla fisicità della fotografia analogica e allo stesso tempo aprono verso una dimensione più astratta, come se il soggetto fosse una presenza che affiora da un territorio incerto.

La mia visione non cerca l’oggettività: si muove piuttosto verso quel confine in cui un elemento naturale può diventare segno, come accade nei rayogrammi di Man Ray. Anche le superfici, con le loro tensioni e leloro fratture, partecipano alla narrazione: una materia che richiama le stratificazioni di Tàpies, dove la forma non è mai solo figura, ma memoria, erosione, tempo.

In questo senso, Variazioni ldiventa un esercizio meditativo: un momento in cui l’oggetto ripetuto si carica di nuove risonanze a ogni variazione, come se ogni immagine fosse una domanda rivolta alla realtà e, insieme, al mio stesso modo di guardarla. La serie procede così per vibrazioni minime, per piccole dissonanze che rendono ogni immagine autonoma e al tempo stesso parte di una stessa onda.

Nelle opere che propongo non ha importanza la descrizione del soggetto, ma la sua capacità di trasformarsi attraverso l’atto creativo. Nella variazione prende forma il carattere segreto delle cose: il loro essere instabili, mutevoli, attraversate da una continua metamorfosi. Ogni immagine è un’apparizione diversa di un pensiero che non conferma, ma rivela — ogni volta — una sua possibile trasformazione.

 

Attilio Scimone