Trees, tra luce e materia — Collezione
Alberi della Sicilia diventano presenze sospese, metafisiche,
trasformate dalla luce e dalla materia.
Trees in Suspension
Gli alberi che incontro in Sicilia non sono mai soltanto alberi.
Sono apparizioni, presenze che escono dal paesaggio come se emergessero da una memoria più antica della terra stessa. Nel fotografarli non cerco la loro forma: cerco il momento in cui questa forma vacilla, quando la luce li isola, li sospende, li sottrae alla loro appartenenza naturale.
Trees in Suspension nasce da questo istante precario — un istante in cui l’albero è insieme radice e fantasma.
La Sicilia, con i neri dell’Etna e le luminosità del suo entroterra, mi offre due estremi che non si contraddicono:
il nero vulcanico, che assorbe;
la luce minerale, che dissolve.
Tra questi poli l’albero diventa una figura metafisica: una presenza che non appartiene più a un luogo ma a una condizione.
Tutto mi appare in sospensione, come ogni forma che ha perso il suo statuto naturale e si consegna a una dimensione interiore.
L’albero come opera è un tema abusato da sempre nel mondo dell’arte, e proprio per questo ho cercato di collocarlo in un territorio diverso, più vicino alla visione che alla descrizione, come figura che partecipa a un processo di trasfigurazione.
Penso alle atmosfere sospese di Giorgio Morandi, dove gli oggetti non rappresentano se stessi ma il loro stare nel tempo.
Sono sempre stato affascinato dalle opere di Mondrian della serie Arbres, in cui la natura diventa struttura mentale.
In questo dialogo sotterraneo, le opere di questa ricerca non rappresentano la Sicilia: la trasfigurano.
Sono presenze che emergono dal buio dell’Etna o dalla luminosità abbagliante del centro Sicilia, restituendomi il paesaggio come un evento mentale, non geografico.
L’albero, sospeso nel suo stesso apparire, diventa per me una figura di passaggio:
tra luce e ombra,
tra radicamento e dissolvenza,
tra la concretezza della terra e la sua vocazione all’astrazione.
Nella mia pratica analogica — nelle sue volute imperfezioni, nelle sue velature, nella sua materia — trovo lo spazio per far emergere questa tensione. L’immagine non è mai definitiva: è il resto di un processo, la traccia di un contatto con un luogo che non smette di trasformarsi; non è più parte del paesaggio ma un evento dentro il paesaggio.
È lì che nasce questa serie: nel punto esatto in cui l’albero si stacca dal mondo e rimane sospeso, come un pensiero che non si lascia definire.
Attilio Scimone
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