Suoni – Risonanze dell’Immagine — Collezione
Dove la musica diventa immagine e la luce trova il suo suono.
Suoni – Risonanze dell’Immagine
Attraverso e scrivo vie di mezzo: luoghi in cui il segno si sgrana o si dissolve, si sfalda o si rivela, come se ogni immagine cercasse la propria nota segreta.
Nella camera oscura, dove tutto rimane sospeso, io ascolto ciò che ancora non esiste: l’immagine che affiora, liquida, vibrante, e che lentamente si fissa sulla carta come un accordo che trova finalmente il suo respiro.
Ogni foglio che scorre tra le dita è un tempo che ritorna e riconosco nelle fotografie di questo ciclo, in cui ho voluto omaggiare la musica che mi accompagna da sempre.
Ci sono momenti in cui sento che E poi Vivere a orecchio non è solo un titolo,
ma la mia condizione naturale: affidare allo sguardo lo stesso abbandono che la musica domanda all’ascolto.
Gli arbusti, le forme, i tracciati minimi diventano segni sospesi in un fluire di grigi, come disegni nell’aria.
A volte emergono attraversati da stesure di bianco-luce, quasi sagome indistinte che però custodiscono un’essenza.
È così che sento Il tempo è un cerchio che finisce: un cerchio che non chiude ma apre, che sottrae e insieme restituisce.
In questo ciclo le immagini si richiamano l’una con l’altra, nella ripetizione che è sempre variazione, ritmo, contropunto.
Forse perché, in fondo, io stesso mi muovo tra echi e ritorni: L’Âmes des Poètes è il mio modo di abitare la nostalgia, mentre If I had rubies, riches, and crowns è ciò che sento quando la fotografia diventa un privilegio, un dono che non posso possedere ma solo attraversare.
Altre immagini sono ferite aperte, viaggi interiori che non so chiudere: come After Berlin, che porta con sé l’ombra di un luogo reale e il chiarore di un luogo mentale.
O ancora I can’t even close my eyes, che per me non è un titolo ma una confessione:
la fotografia come vigilanza, come impossibilità di sottrarsi a ciò che appare.
Le opere di questo lavoro compongono accordi intimi, nati da un modo di vivere la visione come ascolto profondo.
Una realtà che ispira trasparenze, sonorità, parole non dette e pause di toni chiaroscurali in cui tutto si prepara a rinascere.
Suoni è questo per me: una partitura visiva in cui la musica che amo diventa immagine
e l’immagine diventa eco della mia stessa interiorità.
Ogni opera nasce come un ascolto, ogni luce è un accordo, ogni dissolvenza una nota che continua a vibrare anche quando non la sento più.
Attilio Scimone
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