Still life - Photo engraving (Grignotage) — Collezione
La fotografia come incisione: una metamorfosi silenziosa della materia.
Il Libro d'Artista
Still life - Photo engraving (Grignotage)
In questa ricerca non mi interessa mostrare la tecnica, ma ciò che la tecnica permette di rivelare. Negli anni ho compreso che il processo della incisione fotografica (Grignotage) non è soltanto un modo di intervenire sulla superficie fotografica: è una soglia, un varco attraverso cui l’immagine si libera dalla sua funzione descrittiva e diventa un’altra cosa.
Una presenza.
Un’apparizione.
Quando lavoro sulle stampe analogiche in bianco e nero sento che la fotografia si avvicina al gesto antico dell’incisione, come se la luce avesse bisogno della materia per incidere il suo passaggio, per lasciare un segno che non appartiene più alla rappresentazione ma a una forma di memoria profonda. Il foglio diventa un territorio sensibile: un luogo in cui la chimica e il tempo non sono strumenti, ma compagni di un processo di trasformazione.
La superficie della fotografia, aggredita, abrasa, sfiorata, attraversata, non perde mai la sua forza originaria. Al contrario, acquista una densità nuova: un corpo, una vibrazione, una presenza che sembra provenire da uno spazio interiore. Ogni segno, ogni intervento, ogni velatura è parte di un movimento più ampio, di una metamorfosi che non imita nulla, ma rivela ciò che normalmente resta invisibile.
Nel realizzare queste immagini cerco una dimensione che non sia più dello sguardo, né del reale, ma dello stato di risonanza che si crea tra ciò che vedo e ciò che immagino. È un processo che mi porta oltre la fotografia come disciplina, verso un linguaggio che appartiene alla soglia tra immagine e incisione, tra apparizione e dissolvenza, tra luce e materia.
L’incisione diventa un modo di interrogare la presenza delle cose, di farle emergere come figure essenziali, sospese in un tempo che non è più quello del loro essere oggetti, ma del loro essere forme.
Le composizioni di questa serie non sono mai semplici oggetti: diventano icone fragili e potenti, residui di una percezione che attraversa la fotografia e la supera. In esse riconosco una tensione metafisica, un silenzio che non è assenza ma concentrazione: la sospensione di un frammento di mondo che chiede di essere guardato non per ciò che rappresenta, ma per ciò che è diventato.
In questo spazio sospeso, l’immagine non si limita a mostrarsi: respira, si modifica, si consegna al tempo, e infine torna a me come una forma completamente nuova.
Come un piccolo enigma che continua a trasformarsi, anche quando il mio lavoro è finito.
Attilio Scimone
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