La Terra Metafisica. Il Mare — Collezione
Un viaggio nella mia trilogia dedicata alla Sicilia, tra paesaggi, mare e città.
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La Terra Metafisica - Il mare
In the third part of La Terra Metafisica, the sea becomes for me the place where time and space cease to be coordinates and are transformed into a condition of the spirit.
I do not experience the sea that surrounds my island, Sicily, as a mere expanse of water, nor as a defined geography: for me it is a horizon that withdraws as it reveals itself, a vision that never fully coincides with what appears.
When I think of the depth of the sea, I perceive a dimension in which reality is no longer a given, but an occurrence. In this sense, it becomes a reality that is perhaps not real — or rather, a reality that refuses to be possessed by the gaze.
What I see is never all that is. Heidegger would say that appearing is always also a concealing: the sea offers itself and withdraws in the same gesture.
It is here that I feel the necessity of the image: not to represent, but to sustain an act of meditation.
The sea I seek is a suspended sea, an interval.
A place in which the rhythm of the world seems to soften and light holds its form before revealing itself.
A place in which being can emerge in its precariousness, in its continuous oscillation between presence and disappearance.
Through my works, the sea ceases to be sea and becomes a thought. In that moment, I perceive a different density: space expands, time thins out, every boundary loses its consistency. It is as if the line of the horizon were an invitation to move beyond perceived reality and enter another dimension, at once more intimate and more vast.
Ultimately, in my works I do not seek the truth of the sea, but its way of appearing as truth: a gesture that offers itself in the instant and immediately vanishes, leaving a trace that belongs neither to photography nor to landscape, but to that intermediate zone where being allows itself to be intuited.
The sea in my works within La Terra Metafisica is not a theme: it is a condition of thought.
A meditation that becomes light, a suspension that turns into image.
Attilio Scimone
Nella terza parte de La Terra Metafisica il mare diventa per me il luogo in cui il tempo e lo spazio cessano di essere coordinate e si trasformano in una condizione dello spirito. Non vivo il mare che circonda la mia isola, la Sicilia, come una distesa d’acqua, né come una geografia definita: per me è un orizzonte che si ritrae mentre si mostra, una visione che non coincide mai con ciò che appare.
Pensando alla profondità del mare percepisco una dimensione in cui la realtà non è più un dato, ma un accadere. In questo senso diventa una realtà forse non reale — o meglio, una realtà che non si lascia possedere dallo sguardo.
Ciò che vedo non è mai tutto ciò che è. Heidegger direbbe che l’apparire è sempre anche un nascondimento: il mare si offre e si sottrae nello stesso gesto.
È qui che sento la necessità dell’immagine: non per rappresentare, ma per sostenere un atto di meditazione. Il mare che cerco è un mare sospeso, un intervallo.
Un luogo in cui il ritmo del mondo sembra attenuarsi e la luce trattiene la sua forma prima di rivelarsi.
Un luogo in cui l’essere può emergere nella sua precarietà, nel suo continuo oscillare tra presenza e scomparsa.
Con le mie opere il mare smette di essere mare e diventa un pensiero. In quel momento avverto una densità diversa: lo spazio si allarga, il tempo si assottiglia, ogni limite perde consistenza. È come se la linea dell’orizzonte fosse un invito a oltrepassare la realtà percepita per entrare in un’altra dimensione, più intima e più vasta insieme.
Alla fine, nelle mie opere non cerco la verità del mare, ma il suo modo di mostrarsi come verità: un gesto che si offre nell’istante e subito svanisce, lasciando una traccia che non appartiene né alla fotografia né al paesaggio, ma a quella zona intermedia dove l’essere si lascia intuire.
Il mare delle mie opere in La Terra Metafisica non è un tema: è una condizione del pensiero.
Una meditazione che si fa luce, una sospensione che diventa immagine.
Attilio Scimone
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