La Terra Metafisica. Le Città — Collezione
Un viaggio nella mia trilogia dedicata alla Sicilia, tra paesaggi, mare e città.
La Terra Metafisica - Le città
In questa parte di La Terra Metafisica non guardo la città siciliana come un insieme di edifici, ma come un luogo in cui l’essere si manifesta e si ritrae allo stesso tempo. Nel fotografare questi spazi non ho cercato la loro funzione o la loro storia: cerco il punto in cui la forma urbana rivela ciò che la oltrepassa, ciò che la sostiene senza coincidere con essa.
Il segno che introduco nelle mie immagini diventa un gesto di pensiero.
Interrompe la continuità del visibile e permette alla città di emergere in un’altra dimensione, liberata dalla sua evidenza.
Come suggerisce Heidegger, l’opera non è mai soltanto ciò che appare: porta sempre con sé una dimensione che la eccede. È questa eccedenza che io provo a mettere in luce.
Per me fotografare non significa descrivere, ma dis-velare.
Ogni volta che inquadro un’architettura, la sua presenza diventa un processo percettivo in cui la città non si offre come oggetto, ma come modo del suo apparire. È in questo movimento tra il visibile e l’invisibile che avverto la profondità del mio lavoro.
La città non è mai stabile: muta nel rapporto con il mio sguardo.
La materia delle architetture, la luce che le scorre, la storia che le abita diventano elementi di un campo dinamico. Mi interessa proprio questa instabilità: il fatto che ogni struttura urbana, tolta dalla sua funzione, mostra una fragilità ontologica che la rende più vera, più esposta, più pensabile.
Mi riconosco qui con Simmel: la città non è un semplice ambiente, ma un’esperienza di tensione continua tra vicinanza e distanza. Nelle mie immagini questa condizione si intensifica. La città appare e si sottrae; si lascia riconoscere, ma non si concede mai del tutto.
Io non cerco di colmare questo intervallo: cerco di abitarlo.
In questo percorso le opere diventano anche un atto filosofico.
Non registro un luogo; interrogo il modo in cui esso si dà all’esperienza.
La luce non chiarisce: mostra la zona di indeterminazione che accompagna ogni forma. La materia non conferma la solidità dell’architettura: la espone alla sua stessa precarietà.
Per me La Terra Metafisica è questo: un tentativo di pensare la città come evento e non come struttura, come possibilità e non come dato.
Ogni immagine nasce da un ascolto, da una disponibilità a vedere ciò che resta al margine del visibile, ciò che resiste alla definizione e allo stesso tempo chiama alla visione.
Le città che fotografo non sono semplicemente luoghi siciliani: sono configurazioni dell’essere che affiorano attraverso la luce.
Io non le rappresento: le attraverso per comprendere come il reale possa farsi immagine e come l’immagine, a sua volta, possa restituire la profondità nascosta del reale.
Attilio Scimone
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