Imaginary Landscape — Collezione

Le immagini non descrivono un luogo reale, ma un territorio

mentale in cui luce e materia emergono dall’indistinto.

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Imaginary landscape #23 – 2020

Imaginary landscape #14 – 2020

Imaginary landscape #5 – 2020

Imaginary landscape #4 – 2020

Imaginary landscape #2 – 2020

Imaginary landscape

 

In Imaginary Landscape indago il paesaggio non come entità geografica, ma come dispositivo percettivo e mentale. Il paesaggio, qui, non è l’oggetto da rappresentare: è il risultato di un processo, una soglia in cui la forma emerge gradualmente dall’indistinto.

La fotografia diventa il luogo in cui questo processo si manifesta, non come descrizione del reale, ma come atto di rivelazione.

Il lavoro nasce dall’esigenza di superare la tradizionale funzione testimoniale della fotografia di paesaggio, per esplorare invece ciò che precede e oltrepassa la visione. Ciò che interessa non è la certezza di un luogo riconoscibile, ma l’instabilità dell’apparire: l’istante in cui la luce e la materia si organizzano in forma, prima ancora di acquisire un’identità definita.

Per questo, le immagini assumono una qualità ambigua: oscillano tra presenza e dissoluzione, tra memoria e immaginazione, tra una geografia possibile e una geologia interiore.

La mia ricerca penso potrebbe fare riferimento a Minor White, non tanto per una somiglianza formale, quanto per l’idea di immagine come spazio simbolico e trasformativo. In White, come in questo progetto, la fotografia è una soglia: un luogo di transizione in cui la materia visibile si apre a una dimensione intuitiva e meditativa.

Imaginary Landscape si colloca dunque in un territorio liminale, in cui la fotografia interroga la relazione tra percezione e immaginazione. Ogni immagine diventa un campo di possibilità, un paesaggio che non esiste nel mondo empirico ma si costituisce nella mente dell’osservatore.

Non si tratta di restituire ciò che è stato visto, ma di mettere in scena il processo stesso del vedere, la nascita della forma dal buio, l’affiorare di una presenza che resta incompiuta.

In questo senso, il progetto propone una riflessione sulla natura stessa dell’immagine: un luogo immaginato, sospeso tra il ricordato e il mai visto, dove il paesaggio non è più un dato, ma una costruzione della coscienza.

 

Attilio Scimone