Human — Collezione

Serie di ritratti analogici in cui il volto e il corpo attraversano una metamorfosi visiva.

Human #14 - 2009

Human #7 - 2009

Human #6- 2009

Human #2 - 2009

Human

 

In Human ho scelto di lavorare sul ritratto come luogo di frattura e rivelazione. Le figure che emergono da queste immagini non esistono mai in uno spazio stabile: appaiono nel buio, si sovrappongono, si dissolvono nella materia fotografica, come se il loro stesso volto fosse attraversato da una tensione interna, da un gesto invisibile che le spinge oltre i limiti dell’identità.

La mia fotografia, qui, non è un mezzo di descrizione, ma un dispositivo di metamorfosi. I graffi, le solarizzazioni, le velature, gli strappi di luce sono parti del corpo dell’immagine, elementi che permettono allo sguardo di entrare in un territorio più incerto, più vulnerabile, più umano.
Le mani che stringono, proteggono o lacerano; gli sguardi che si duplicano; i volti che si negano e si rivelano contemporaneamente: tutto richiama una condizione di passaggio, di inquietudine, di ricerca.

In queste opere il corpo non è mai intero: è attraversato, interrotto, ricomposto. Ed è proprio in questa discontinuità che riconosco l’essenza del ritratto: non ciò che definisce una persona, ma ciò che la espone al suo continuo mutare. La figura umana diventa una soglia, un’eco che si muove tra presenza e assenza, tra memoria e cancellazione.

Se la metafora è fortemente presente, non è mai didascalica. Human rimane un campo aperto, una struttura porosa che permette allo spettatore di intercettare la propria storia: fragilità, identità, perdita, resistenza, trasformazione.
Ogni immagine diventa un gesto intimo, ma anche un luogo collettivo, in cui ciò che è umano si mostra nella sua forma più essenziale: incompleta, luminosa, vulnerabile.

 

Attilio Scimone