Artificial — Collezione

La reinvenzione estetica di elementi vegetali estratti dal loro habitat.

 

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Atificial #12 – 2013

Atificial #12 – 2013

Atificial #23 – 2013

Atificial #6 – 2013

Artificial

 

Con Artificial ho sentito il bisogno di sottrarre la natura al suo luogo d’origine per riportarla in una zona di sospensione, dove potesse rivelare qualcosa di diverso da ciò che la definisce. I frammenti vegetali che raccolgo nel cuore della Sicilia vengono strappati al loro paesaggio e immersi in uno spazio assoluto: un territorio senza geografia, dove ogni riferimento si dissolve.

In questo vuoto ho voluto far nascere una nuova forma di presenza, una materia che non appartiene più al naturale, ma a un linguaggio che porta alla sua reinvenzione.

Le pennellate luminose e la resa grafica mi riportano all’estetica dei fotogrammi, dove l’oggetto è un’ombra, una presenza sospesa: una tensione tra realtà e impronta.

Lascio che il gesto – forse un’eco della pittura gestuale, un movimento che appartiene più alla mano che all’occhio – interferisca con la fragilità organica delle piante, fino a renderle relitti grafici.

In questo contesto le striature bianche evocano in un certo senso la gestualità: energia, sottrazione, materia.

Karl Blossfeldt fotografava piante come architetture, storie fotografiche che si sono ripetute e ritornano anche nella contemporaneità invece della monumentalizzare la forma naturale ho voluto si dissolvesse nel gesto, sottraendo contesto e monumentalità per creare una nuova visione fotografica.

Così la fotografia diventa un luogo di ibridazione: un punto d’incontro tra l’astrazione luminosa e la materia povera del mondo vegetale.

In questo processo sento dialogare, anche se in modo sotterraneo, molte tradizioni: la libertà dei fotogrammi storici, la tensione gestuale dell’Espressionismo Astratto, la sensibilità dell’Arte Povera nel trattare il naturale come un’evidenza primaria, ridotta all’essenza. Artificial pertanto si inserisce in questo percorso, ma restando radicato nella mia ricerca personale: il desiderio di vedere cosa accade alla natura quando viene privata della sua natura.

Riconsidero la distanza tra ciò che riconosciamo e ciò che improvvisamente smette di appartenere a un mondo familiare.

Questi elementi, strappati al paesaggio, diventano frammenti di un alfabeto fragile, icone involontarie che la luce attraversa come un pensiero.

Nel loro esilio ritrovo una possibilità: la natura, privata della sua funzione, si reinventa. E in quella reinvenzione riconosco ciò che cerco nella fotografia.

 

Attilio Scimone