Multiverso rewind

The work of Scimone has a European vision, not so much because it looks to Europe, but  paradoxically due to the contrary: namely, examining one’s own reasons, roots, and places in depth, one reaches results of absolute and shared expressive quality. The uniqueness of his speech, which is the uniqueness of  his gaze,  projects him into a global horizon for the singularity of his accent. In fact, Scimone, takes possession of aesthetic categories and gives an original, almost always unorthodox, interpretation through  a subtle “signature”, single or multiple scratchings, amassed with darkness or blinded by light. The sign, as the scratching, becomes a minimum element tied to the value of individual sentiment, to the idea of that “beauty” that,  as Goethe states, is a “wound”. Its unmistakable “print”, polarised to the exaltation of the fleetingness of the sign that, in the confounding of the contours, does not annul the dull corporeality of things. This  positions  him as a significant figure in contemporary photography. The world found by Attilio Scimone is “the perfect imperfect."


L’opera di Scimone possiede una visione europea non tanto perché guarda all’Europa, quanto paradossalmente per il contrario: ovvero, approfondendo le proprie ragioni, le proprie radici, i propri luoghi, giunge ad esiti di assoluta e condivisa qualità espressiva. L’unicità del suo discorso, che è unicità del suo sguardo, lo rende proiettato in un orizzonte globale per la singolarità del suo accento. Scimone, infatti, si appropria di categorie estetiche e ne dà un’interpretazione originale, quasi sempre non ortodossa attraverso della “segnature” sottili, graffiature singole o multiple, assiepate di buio o accecate di luce. Il segno come il graffio diventa elemento minimo legato al valore del singolo sentimento, all’idea di quella “bellezza” che come dice Goethe è “ferita”. Questa sua inconfondibile “impronta” polarizzata all’esaltazione della fuggevolezza del segno, che nel confondimento dei contorni non annulla l’opaca corporeità delle cose, lo pone come figura significativa della fotografia contemporanea.   Il mondo trovato da Attilio Scimone è “l’imperfetto perfetto”.

Antonio Vitale